Sono le 5.30, un rumore acuto ci sveglia. Ce ne sono altri: non c’è dubbio, sono spari. Sono tanti, si sentono le voci, sono vicinissimi. Qualcuno corre, torna il silenzio. La mattina entriamo nella casa dei bambini. E troviamo la brutta sorpresa.
Dentro la casa dei bebé ci sono dei proiettili per terra. Per fortuna i bambini stanno tutti bene, ma il nostro spavento è tanto. Il muro è bucato, come tutte le case dell’isola; senza il vento, il calore sarebbe insopportabile. Il proiettile è passato da uno dei buchi.
Giovani disperati, disposti a tutto
Quei 10 minuti non ce li dimenticheremo mai. Suor Marcella ci conferma tutto: gli scontri iniziati nella baraccopoli accanto, sono proseguiti mentre una banda era in fuga verso la nostra baraccopoli, quella di Whaf Jeremie. La casa dei bebé è dentro la struttura che L’Albero della Vita sostiene da anni, vicino alla clinica San Franswa. Ma i banditi non si fermano neanche qui.
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Suor Marcella è dispiaciuta, ma rassegnata: “Ogni giorno ci sono sparatorie, ogni giorno muoiono tanti ragazzi”. Sono giovani disperati, non c’è lavoro e per due lire e un po’ di droga si vendono ai signori della guerra.
Lavorare e vivere ad Haiti, a un passo dalla morte
Lavorare ad Haiti è difficile, viverci è pericoloso. Sai che puoi morire ogni giorno, anche mentre dormi in casa tua. In Italia si parlerebbe di triste fatalità. Qui è l’abitudine. È proprio una realtà diversa. Suor Marcella e i suoi operatori hanno tutta la nostra stima.
Idoia e Simona
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